Default bancario, tutto quello che c’è da sapere

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Thank you!
Mike Cohen

L’Unione per la Difesa dei Consumatori (U.Di.Con), si è fatta promotrice con Movimento Difesa del Cittadino, ed in collaborazione con UniCredit, nell’ambito della partnership “Noi&Unicredit”, di un nuovo progetto dal titolo “Il default, se lo conosci lo eviti!”  che ha l’obiettivo di favorire la conoscenza, da parte dei cittadini, delle nuove disposizioni europee in materia di classificazione delle controparti inadempienti.

Perchè parlare di default ?

Perché dal 1° gennaio 2021 è entrata in vigore una normativa europea che ha introdotto nuovi criteri che dovranno essere applicati dalle banche dei diversi Paesi membri per classificare i clienti (privati ed imprese) come inadempienti.

Ma c’era proprio bisogno di queste nuove regole ?

Sì, per garantire uniformità di trattamento a tutti i cittadini europei c’era la necessità di armonizzare le regole adottate dai diversi Stati Membri.

Cosa vuol dire andare in default ?

Andare in default per un privato non ha nulla a che vedere col fallimento. Fondamentalmente significa che il debitore non ha adempiuto alle obbligazioni assunte nei confronti di una banca e può quindi essere considerato un “cattivo pagatore”.

Quali sono le novità introdotte dalla normativa entrata in vigore il 1° gennaio ?

Le principali novità riguardano le condizioni al verificarsi delle quali una controparte deve essere classificata in default. In particolare, è stato stabilito che se per oltre 90 giorni consecutivi il cliente sconfina/presenta un arretato superiore contemporaneamente a 100€ per i privati e 500€ per le imprese (soglia assoluta)  e all’1% delle esposizioni verso la banca (soglia relativa) dovrà essere considerato in default.

Questo significa che non sarà più possibile sconfinare?

Lo sconfinamento (avere il conto in rosso), cioè l’utilizzo dei fondi per importi superiori alle disponibilità presenti sul conto o al fido accordato, non è un diritto del cliente, ma una facoltà concessa dalla banca, che può anche applicare delle commissioni a fronte di questa possibilità.  Con l’entrata in vigore della nuova normativa, le banche potranno ancora consentire – in via assolutamente discrezionale – ai clienti il ricorso allo sconfinamento, sulla base delle condizioni contrattuali sottoscritte, ad esempio consentendo l’addebito sul conto di utenze pur in mancanza di fondi sufficienti sul conto, etc..

È possibile evitare o ritardare il default?

Una volta superate contestualmente la soglia relativa e quella assoluta per 90 giorni consecutivi non è possibile sospendere o rinviare la segnalazione di default. In presenza di sconfinamenti o di rate arretrate di prestiti o mutui è quindi opportuno contattare la propria banca prima che decorrano 90 giorni per individuare possibili soluzioni volte ad evitare la classificazione a default. Inoltre per non incorrere in questa classificazione è importante:

  • rispettare le scadenze ed evitare arretrati, anche di piccole entità;
  • controllare periodicamente il saldo del proprio conto corrente/carte di credito;
  • tenere sotto controllo le scadenze dei pagamenti per cui si è disposto l’addebito in conto (rate finanziamento, utenze: acqua, luce, gas, cellulare, wi-fi, etc., carte di credito);
  • non ricorrere a troppi prestiti in contemporanea;
  • pianificare entrate ed uscite mensili in un intervallo di almeno 6 mesi;

Cosa succede se vengo segnalato?

Una volta che si viene segnalati in default la banca si attiva per far sì che la posizione venga regolarizzata e lo sconfinamento/arretrato venga eliminato.

La Banca d’Italia ha chiarito che la classificazione a default non comporta in automatico la segnalazione a sofferenza alla Centrale Rischi Interbancaria (CRI), un archivio presso la Banca d’Italia al quale hanno accesso gli istituti di credito. Le banche possono infatti segnalare un cliente “in sofferenza” solo quando ritengono che abbia gravi difficoltà, non temporanee, a restituire il suo debito, e solo dopo aver condotto accurate valutazioni sulla situazione finanziaria complessiva del cliente, non basate su singoli eventi come ad es. uno o più ritardi nel pagamento del debito.

In parole semplici non basta uno sconfinamento o un ritardo nel pagamento di 100 euro per dare automaticamente luogo a una segnalazione a sofferenza. Occorre però ricordare che una volta classificati in default è più facile essere considerati cattivi pagatori e quindi incontrare difficoltà ad ottenere nuovi finanziamenti.

Si può rientrare dal default?

Per rientrare dal default e tornare quindi “in bonis” devono trascorrere almeno tre mesi dalla cessazione delle condizioni determinanti lo stato di default (sconfinamento o arretrati nel pagamento delle rate dei prestiti/mutui) inoltre la banca deve valutare il comportamento e la situazione finanziaria del cliente e rilevare un miglioramento della qualità creditizia effettivo e permanente.

(Fonte – Udicon: https://www.udicon.org/2021/02/26/default-bancario-tutto-quello-che-ce-da-sapere/)

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